Santuario di Santa Maria del Giglio

Il santuario di Santa Maria del Giglio ha una leggenda di fondazione che è stata pubblicata per la prima volta, almeno per quello che è dato sapere, in un piccolo opuscolo nel 1902 dal padre gesuita Raffaele Ballerini.1 Questa racconta di una bambina che veniva mandata dalla matrigna a far pascolare le pecore su un poggio chiamato ‘Collefiorito’. Ogni giorno la matrigna le dava una quantità di lana da filare mentre restava a guardia del gregge e se a sera il compito non era stato eseguito, la picchiava. La giovinetta, soprattutto con l’afa estiva, non riusciva a vincere il sonno e spesso si assopiva all’ombra di un albero, tralasciando così il compito affidatole. Un giorno si accorse che mentre dormiva qualcuno aveva filato per lei tutta la lana e contenta raccontò il fatto alla matrigna, la quale credendo di essere presa in giro la picchiò e le ordinò di non narrare ad altri la grossa fandonia. La cosa si ripeté per diversi giorni e la voce si sparse per la montagna. Un giorno, poi, la pastorella si accorse che a filare la lana era una donna bellissima, che finito il lavoro spariva. “Giunta a casa disse alla matrigna di aver scoperto chi l’aiutava e questo fu per lei un guaio perché fu trattata da pazza. Dopo qualche tempo anche il Parroco scorse la bella Signora e stupì, lo stupore però aumentò la mattina che trovò dipinta sulla nuda pietra l’Immagine della Vergine col Figlio. Si gridò subito al miracolo e il luogo divenne meta di pellegrini.”